The Forgotten City
Molti di voi saranno già a conoscenza di The Forgotten City, non tanto per l’ambientazione (che comunque è parecchio intrigante e particolare) quanto per la storia che vi è dietro. Diversamente da molti titoli, questo GDR nasce in una maniera tanto singolare da essere praticamente unica: nasce come mod di Skyrim. Già, proprio Skyrim, il noto GDR di Bethesda che ha scritto un pezzo indelebile della storia dei giochi di ruolo open-world, è al tempo stesso genitore e pietra miliare per lo sviluppo di questo nuovo titolo. Eppure pensare che The Forgotten City per questo sia una mera appendice di The Elder Scrolls: Skyrim, è un errore imperdonabile. Ci troviamo davanti a un titolo standalone, completamente slegato dall’esperienza di Bethesda, che abbandona i consueti elementi fondanti di Skyrim per catapultarci in un mondo che ha dell’inverosimile. Proprio questo carattere fortemente “inverosimile” è il punto di forza del gioco, che punta su un’esperienza narrativa forte, che cerca di sorprendere il videogiocatore. Dal momento che The Forgotten City punta in maniera decisa sulla storia e sull’aspetto investigativo, inizieremo la sua disamina all’interno di questa recensione proprio dalla storia, avendo cura chiaramente di evitare ogni forma, seppur minima, di spoiler.
Il mistero non ha prezzo
L’inizio del gioco è molto interessante perché definisce, seppur non in maniera assoluta, quello che è il nostro personaggio. Oltre a definirne il sesso, attraverso la scelta di una moneta romana raffigurante un volto,
Dopo essersi congedati dalla ragazza e aver accettato la sua missione, si può da subito apprezzare la particolare sensazione d’essere immersi in qualcosa di più grande di quello che appare. Statue d’oro, realizzate nelle posizioni più strane e con espressioni che esprimono dolore, si stagliano lungo tutto un percorso che finisce per condurre là dove il gioco ha inizio, e su cui tutto si fonda: una specie di varco temporale. Sebbene inizialmente il gioco sembra avere connotati strettamente moderni, ben presto si scopre che il cuore è invece una città romana dimenticata, all’interno della quale è possibile respirare quella sensazione di antichità che sicuramente piacerà agli amanti dei settings storici. La città romana non è grande ma è sicuramente uno spettacolo visivo, anche perché caratterizzata con minuzia in ogni sua parte, da quella più “vissuta” a quella più nobile, passando per il meraviglioso tempio e altri aspetti che secondari non sono.
Quasi immediatamente il giocatore potrà però rendersi conto che qualcosa non va per il verso giusto, dal momento che i cittadini sono veramente pochi e sembrano nascondere qualcosa di grosso, che però svelano nel giro di poco. La loro permanenza e la loro sopravvivenza è dettata dalla protezione degli Dei, i quali in cambio hanno però chiesto qualcosa: il rispetto della regola aurea, altrimenti detta regola d’oro. La regola d’oro vuole che nessuno di loro debba compiere un peccato.
Se qualcuno compiesse un peccato e venisse meno alla regola aurea? Beh, questo non ve lo diremo, lasciando l’alone di mistero che circonda meritatamente tutto il titolo. Vi basti sapere soltanto che la regola d’oro è minacciata e il vostro compito sarà proprio quello di capire dove, come e chi la minaccia. Con, ovviamente, tutti i misteri che vi girano attorno.
Tanti modi per procedere
La cosa importante da sapere è che il titolo permette di essere giocato seguendo molte strade differenti. Un po’ come Skyrim, anche in The Forgotten City è permesso svolgere prima una missione e poi un’altra, andando di fatto a fare una scelta su quello che per noi merita di essere fatto prima, o fatto dopo. La mancata linearità del gioco è un punto di forza notevole perché permette di rigiocarlo più e più volte, ma anche perché garantisce al giocatore un senso di libertà che, in un titolo dove l’esplorazione è vitale, è una manna dal cielo.
Sulla falsariga di quanto appena detto sulla non-linearità del gioco, v’è un ulteriore aspetto che può meglio spiegare tutto: non esiste solo un finale. In The Forgotten City si avranno davanti un paio di finali alternativi che si baseranno essenzialmente sulle scelte che saranno fatte durante il gioco.
Pensare che il titolo lasci il videogiocatore da solo, a perdersi all’interno della città romana, è però un errore. I pochi cittadini presenti all’interno dell’urbe romana chiederanno spesso e volentieri di fare qualcosa, riempiendo il “diario delle missioni” di numerose quest che potranno essere portate avanti. Selezionando una di quelle quest si attiverà il tracciamento, ossia un indicatore che permetterà di raggiungere un luogo e avere quindi sempre ben chiaro in mente dove andare e cosa fare. La sensazione d’essere lì, spaesati e senza nulla da fare, in The Forgotten City non esiste.
Qualità generale del gioco
La prima macro-area da analizzare è sicuramente quella grafica. Come è logico aspettarsi la grafica è notevolmente migliore rispetto a quella di Skyrim; questo divario lo si può apprezzare sotto moltissimi aspetti, il primo dei quali è senza dubbio l’ambientazione. Camminare all’interno di quel mondo disastrato, o sfilare tra le strade antiche della cittadina romana, danno un colpo d’occhio notevole. L’attenzione ai dettagli è fantastica, soprattutto per quanto riguarda i monumenti, le opere d’arte e qualche altro aspetto, come le armi, le armature e così via.
L’altro aspetto, su cui The Forgotten City stupisce, è la qualità della narrazione. I dialoghi sono molto interessanti, ricchi di elementi che caratterizzano meglio non soltanto l’ambientazione, ma anche i personaggi invischiati nelle varie vicende. Difficilmente ci si imbatte in dialoghi noiosi e fini a sé stessi. Quello che un po’ lascia a desiderare è la qualità del parlato. Le voci dei personaggi non sempre sono all’altezza e spesso finiscono per apparire “distanti”, come se stessero di fatto leggendo e non interpretando il loro personaggio.
⚖️ Pro e Contro Dettagliati
✅ Aspetti Positivi
- Narrazione di spessore
- Ambientazioni graficamente curate
- Forte senso di mistero
❌ Aspetti Negativi
- Volti plasticosi e inespressivi
- Dialoghi parlati non sempre all’altezza