Crimson Desert
La resurrezione di Pywel
Da molto tempo non s’era tornati a parlare di un rpg molto ambizioso. Crimson Desert è infatti un action-adventure open world single-player sviluppato e pubblicato da Pearl Abyss, studio sudcoreano noto soprattutto per l’MMORPG Black Desert Online. Inizialmente presentato come un prequel narrativo legato all’universo di Black Desert, durante lo sviluppo il progetto è stato ridefinito come un titolo stand-alone, ambientato sul continente di Pywel, con protagonisti i temibili difensori Mantogrigio guidati dal guerriero Kliff.
Lo sviluppo di Crimson Desert è stato lungo e segnato da rinvii: il gioco è stato annunciato nel 2019, inizialmente previsto per il 2021, poi spostato al 2022 e infine ritardato più volte, con Pearl Abyss che ha spiegato nel 2022 di prevedere il completamento della produzione nella seconda metà del 2023, pur senza confermare immediatamente una data d’uscita.
Tra svariate imperfezioni, che hanno caratterizzato immediatamente il rilascio, il titolo di Pearl Abyss ha la capacità di tratteggiare un mondo epico e ricco di avvenimenti come quello di Pywel. Riusciranno queste imperfezioni a rimanere soltanto una fastidiosa nota a margine, oppure intaccheranno pesantemente la godibilità di Crimson Desert? Vediamolo, punto per punto, così che possiate farvi un’idea voi stessi.
L'epicità in ogni anfratto di Pywel
Il nuovo titolo di Pearl Abyss come abbiamo visto è ambientato nel vasto continente di Pywel, una terra fantasy medievaleggiante in cui dominano guerre, fazioni mercenarie e tensioni politiche tra regni e clan. Il mondo propone regioni diverse per clima, paesaggio e cultura, con città, fortezze, deserto e altri ambienti che costruiscono un’atmosfera tra epopea bellica e avventura epica.

Pywel si presenta sin dagli albori come un continente di grande estensione, geograficamente vario e politicamente frammentato, in cui le fazioni si affrontano per il controllo del territorio e dell’influenza sui regni esistenti. Il gioco enfatizza una narrazione ambientale ampia, con un menu di lore dedicato che descrive nel dettaglio ogni area mappata, dalle grandi città ai piccoli insediamenti, rendendo il mondo una sorta di “bestiario geografico” pieno di eventi storici, conflitti recenti e presenze sovrannaturali. Sullo sfondo aleggia una minaccia più ampia di quella politica: l’Abisso (The Abyss), un regno sovrannaturale che si carica di tensione narrativa e simbolica, rappresentando un pericolo che potrebbe sovrastare le stesse lotte di potere tra fazioni umane.
Il fulcro della storia è Kliff, un membro della fazione dei Mantogrigio (Greymanes), una banda che si occupa di proteggere la popolazione e gli indifesi, oltre che mantenere una certa stabilità nel caos dei conflitti di Pywel. Kliff è il protagonista principale con cui il giocatore trascorre la maggior parte del tempo, un guerriero con un forte senso del dovere, un codice morale rigido e una personalità inizialmente chiusa, che si evolve man mano che affronta esili, perdite e nuove responsabilità.
Oltre a Kliff, il gioco introduce altri personaggi giocabili e compagni di squadra, ognuno con un proprio stile di combattimento e una prospettiva narrativa distinta, che contribuiscono a costruire una narrazione più corale attorno alle scelte di guerra, alleanze e sopravvivenza.
La trama si colloca in un contesto di guerra prolungata sul continente di Pywel, con un equilibrio politico messo in crisi dalla caduta in un coma profondo del re di Demeniss, detto anche “Unificatore delle Terre”, che apre un vuoto di potere fra regni e fazioni. A questo intreccio si sovrappone il destino di Kliff e dei suoi compagni mercenari, che dopo un attacco devastante vedono la propria fazione disfatta e dispersa, spingendo il protagonista a intraprendere un viaggio di sopravvivenza, ricerca di alleati e riconquista di ciò che è stato perso.
Interagire con il mondo non è mai stato tanto complicato
Il gameplay di Crimson Desert si colloca tra action-RPG open world, esplorazione epica e sistema di combattimento tecnico, ma sin dai primi minuti emerge una delle questioni più discusse del gioco: la struttura dei controlli, che molti giocatori hanno giudicato poco intuitiva, sovraccarica e in alcuni casi “azzardatamente” poco standard. Questa scelta progettuale incide direttamente sulla difficoltà iniziale di interagire col mondo, usare abilità, gestire il combattimento e persino svolgere azioni semplici come parlare con un NPC o raccogliere oggetti.
La difficoltà che fa inciampare il giocatore è dovuta spesso e volentieri alla scelta di mappare i comandi suddividendoli tra le diverse fasi di gioco: esplorazione, combattimento, interazione. Lo stesso tasto, in sostanza, permette di compiere cose diverse in ciascuna di queste fasi di gioco, sebbene spesso sia labile la differenza tra l’una e l’altra.
L’interazione con l’ambiente risulta particolarmente ostica nelle fasi iniziali, soprattutto per chi arriva da altri action RPG o open world: parlare con un NPC, aprire un baule, raccogliere risorse o usare strumenti richiede spesso combinazioni precise e non sempre spiegate in modo chiaro dal tutorial.
Dal punto di vista del combattimento, Crimson Desert offre un sistema articolato, con parate, schivate, gestione della stamina, cambi di arma e numerose abilità, ma la curva d’apprendimento è resa più ripida proprio dalla struttura dei comandi. Per sfruttare appieno il sistema il giocatore è chiamato a studiarsi attentamente l’albero delle abilità, così da padroneggiare le diverse catene di mosse e memorizzare le combinazioni giuste.
Vasto e Splendido
Dal punto di vista tecnico, Crimson Desert mostra un motore capace di gestire grandi ambienti, molte entità sullo schermo e transizioni fluide tra esplorazione e combattimento, ma la cura formale non è sempre accompagnata da una gestione ottimale delle risorse.
Il gioco punta su un open world con un’ottima qualità grafica, un’atmosfera cinematografica e un uso abbondante di effetti visivi, che contribuiscono a costruire un’epopea fantasy dalle linee spettacolari ma non sempre coerenti stilisticamente.
Il gioco adotta un approccio visivo estensivo, con scene d’azione cariche di effetti di luce, distruzioni e movimenti dinamici. Questo stile conferisce un’impressione di grande spettacolarità, soprattutto in combattimento, dove ogni abilità genera onde di luce, schegge, polvere e rimbalzi di camera.
In parallelo, l’ambientazione di Pywel alterna zone molto dettagliate, con foreste, deserti e città ricche di elementi narrativi, ad aree più “vuote” o ripetitive, che fanno emergere una certa disomogeneità nella qualità dell’asset-building. Alcuni scenari e strutture sono descritti come tra i più belli e coinvolgenti dell’open-world moderno, mentre altri elementi, come il design dei personaggi e talvolta delle creature, vengono percepiti come meno memorabili o meno originali rispetto alla proposta visiva complessiva.
Infinite cose da fare e un mondo di attività in cui perdersi davvero
Crimson Desert costruisce un’esperienza di gioco in cui l’inventario e le attività secondarie come cucina, pesca e raccolta sono elementi strutturali, non semplici decorazioni. Il sistema non cerca di essere minimalista: anzi, si dichiara fin da subito abbastanza “pesante”, richiedendo una certa gestione continua se si vuole sfruttare al meglio le meccaniche RPG.
Il sistema prevede un numero iniziale di slot limitato, con la possibilità di espandere progressivamente la capienza grazie a ricompense di quest e oggetti da acquistare. Tuttavia, il gioco tratta quasi tutti gli oggetti – da armi e armature a semplici materiali – in modo molto simile sul piano degli slot, rendendo lo spazio una risorsa costante da bilanciare.

Un aspetto distintivo è la gestione dei “key item”: alcuni oggetti segnalati come chiave rimangono in una sezione separata dell’inventario e non consumano slot, ma una volta che perdono tale status finiscono a occupare spazio come qualsiasi altro oggetto, chiedendo un’attenta sanificazione manuale. Esiste anche una funzione di raggruppamento per categorie (materiali, cibo, ricette, ecc.), che non aumenta lo spazio ma riduce la confusione nella navigazione, convertendo un ammasso apparentemente caotico in blocchi più ordinati.
La cucina in Crimson Desert è un sistema pienamente integrato con la gestione delle risorse: il cibo non è solo un consumabile rapido, ma una componente di sostegno per stamina, salute e buff temporanei, con ricette che combinano ingredienti raccolti in esplorazione o acquistati. Ricette semplici (come piatti a base di pesce o verdure) introducono già il concetto di sinergia tra elementi, incoraggiando il giocatore a pensare alle risorse come materiale di lavoro, non solo come oggetti da vendere.
La pesca funziona come meccanica accessibile e poco invasiva: è sufficiente comprare un canna da pesca e raggiungere un punto d’acqua, ma la scelta del luogo influisce direttamente sul tipo di prede ottenibili, favorendo esplorazioni mirate e una certa “specializzazione” del giocatore. Il pesce raccolto finisce poi nel solito flusso di materiali: può essere cucinato, venduto, o utilizzato come ingrediente per piatti più avanzati, legando quest’attività secondaria al sistema di consumabili e alla sopravvivenza durante le lunghe esplorazioni.
Missioni secondarie e attività di fazione
Le missioni secondarie di Crimson Desert non sono semplicemente “riempitivi” sparsi nel mondo, ma un sistema di attività pensato per affiancare la storia principale, legare il giocatore alle fazioni e alle regioni, e fornire una via alternativa di progressione.
La maggior parte delle missioni secondarie rientra nelle cosiddette “faction quests”, che associano il giocatore a gruppi come i Mantogrigio, i nobili di Hernand, le milizie, i guardiani delle foreste o i gruppi di artigiani e mercanti. Ogni fazione gestisce un proprio blocco di quest, con obiettivi che vanno dal ricongiungere combattenti dispersi, al ricostruire basi, al recuperare risorse, fino a risolvere piccole controversie locali o indagare su avvenimenti sospetti.
Queste missioni tendono a rimanere facoltative, ma alcune fasi della storia principale si intrecciano con determinati blocchi di quest, spingendo il giocatore a toccare almeno in parte l’architettura secondaria per far progredire la trama o sbloccare nuove aree.
Dal punto di vista del ritmo, le missioni secondarie coprono un’ampia gamma di intensità: ci sono task brevi e ripetitivi, ma anche catene di quest che si sviluppano su più fasi, con un percorso narrativo minore intorno a un singolo luogo o a una piccola comunità. Questo fa sì che il giocatore possa alternare il peso della trama principale con momenti più leggeri, fatti di spostamenti tra città, scambi commerciali, ricostruzione di basi e gestione di richieste apparentemente banali, che però contribuiscono a far sentire il mondo vivo e in movimento.
Crimson Desert è un titolo che colpisce soprattutto per la potenza evocativa del suo mondo: l’ambientazione di Pywel rimane impressa, con un’atmosfera epica e un’architettura visiva che dà la sensazione di muoversi in un continente realmente vivo, carico di tensioni politiche, fazioni in conflitto e piccole storie di periferia che si sovrappongono alla grande narrazione. È proprio qui che il gioco mostra il suo lato migliore: meno nel rigore stilistico, più nella capacità di far sentire il giocatore parte di qualcosa di più grande, una sorta di epopea mercenaria in un mondo che non ha paura di apparire caotico, ma almeno non banale.
Anche la grafica colpisce, anche se non sempre nel modo desiderato: il comparto visivo è tecnicamente solido, con texture, modellazioni e scenari spesso molto curati, ma in alcune circostanze l’accumulo di effetti, particelle, luci lampeggianti e movimenti di camera rende il quadro visivo troppo “carico” e difficile da leggere.
Le attività secondarie – cucina, pesca, raccolta, gestione dell’inventario – sono integrate in modo coerente con il resto dell’esperienza: non sono solo decorazioni, ma componenti che costringono il giocatore a prendere decisioni frequenti sulle risorse, incoraggiando esplorazione e sperimentazione. È facile perdersi per ore in un loop.
Ciò che però risulta veramente frustrante, e che snerva qualunque entusiasmo, è la mappatura dei comandi. Il sistema di controllo è complesso, poco intuitivo, e in alcune fasi il gioco richiede combinazioni di pulsanti e gesti che non seguono le convenzioni consolidate dei principali action-adventure.
In conclusione, Crimson Desert è un gioco che merita di essere guardato per la sua ambizione e per la qualità dell’ambientazione, con un livello di contenuti e varietà che farebbe onore a molti titoli meno ambiziosi. La grafica è suggestiva ma a tratti eccessiva, le attività secondarie sono così ricche da diventare quasi un mondo a sé, mentre il sistema di controlli resta un errore di progettazione davvero difficile da giustificare, che rischia di dilaniare il godimento di un’esperienza altrimenti molto interessante.
- Mondo di gioco vivo ed estremamente intrigante
- Trama solida che parte sin da subito con il piatto forte
- Personaggi interessanti e ben caratterizzati
- Elementi RPG forti, consolidati e divertenti
- Grafica a volte troppo “carica” e caotica
- Perenne il senso di “è un gran prodotto, ma...”
- La mappatura dei tasti è indecorosa
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