Dear Esther: Landmark Edition
Recensione

Scritto da il 20 settembre 2016 13:08

Dear Esther: Landmark Edition


Essere il prequel, anche se spirituale, di un gioco come Everybody's Gone to the Rapture non è semplice. Le aspettative sono molte, e la difficoltà di seguire perfettamente le orme del predecessore sono evidenti. Curve Digital, in collaborazione con The Chinese Room, ha portato a termine questo compito con alternato successo. Graficamente il gioco ha perso moltissimo rispetto a Everybody's Gone to the Rapture, e lo si può vedere immediatamente non appena si zooma su qualche aspetto dell'ambiente, sia esso naturale o meno. Le texture sono davvero brutte a vedersi da vicino, anche se viste da lontano danno un effetto davvero molto intrigante. Solo che ogni tasto presente sul joypad porta a zoomare, quindi.. c'è poco da fare!. La trama riesce invece a catturare davvero molto, complice una narrazione all'altezza ben supportata da un comparto audio che supera sé stesso nella colonna sonora e nella realizzazione dei suoni ambientali. La lingua italiana non è supportata e l'inglese presente all'interno del gioco non è semplicissimo, complice lo scorrimento dei sottotitoli e la mancanza di una specie di registro che possa mantenerne traccia.
Dear Eshter è in definitiva un bel gioco, con una trama solida e dai contorni così fumosi da spingere la curiosità del videogiocatore a perlustrare ogni singolo angolo dell'ambiente dell'isola che man mano ci troveremo ad attraversare, rendendo le imperfezioni grafiche soltanto un piccolo segno negativo.

Positive:
  • Trama solida ed avvincente
  • Ottimo livello di narrazione
  • Comparto audio all'altezza
Negative:
  • Grafica imperfetta
  • Mancato salvataggio dei sottotitoli
Versione analizzata: PlayStation 4
7.7
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