Empire of Sin - Paradox ci trasporta nella Chicago del 1920 afflitta da un crimine dilagante

Recensione pubblicata da Alessandro Caluri il 1 gennaio 2021 13:43

Gli strategici, un po' come gli rpg, stanno avendo in questi ultimi anni il loro periodo d'oro. Ne stanno uscendo di vari tipi, di varia forma, in generale di un livello piuttosto alto che è stato capace di alzare notevolmente l'asticella della qualità. Empire Sin, con tutte le sue grandi premesse/promesse, si iscrive proprio in questo periodo d'oro, offrendo un nuovo gioco di strategia dalle tinte particolari. Romero Games, ossia la casa produttrice del titolo, ha cercato per Empire of Sin una sorta di mistura perfetta tra novità e tradizione. Un mix non sempre facile da ottenere e che infatti, anche in questo caso, ha prodotto un qualcosa di ambiguo. Per certi versi ci troviamo davanti a un gioco molto intrigante, con meccaniche parecchio divertenti, dall'altra delle promesse non riuscite in pieno nella loro realizzazione.

L'impero del peccato

Tutto è ambientato nel cuore dello spietato mondo criminale all'epoca del proibizionismo, nella Chicago del 1920. Il crimine dilaga ma è anche frazionato in tantissime fazioni in guerra tra loro, con un unico preciso scopo: il potere. Prendere il potere, e quindi lucrare su esso, è tanto l'obiettivo di ogni fazione quanto il fulcro stesso del titolo.

All'inizio del gioco si ha la necessità di scegliere una fazione, ossia una famiglia contraddistinta da alcuni elementi e da una nazionalità precisa. La scelta della famiglia è molto importante, perché è da essa che derivano tutti i bonus e tutti i malus di cui si potrà usufruire nel corso della scalata al potere. Alcuni bonus sono più utili di altri, alcuni malus più pressanti di altri, ma c'è da dire che l'equilibrio regna sovrano. Il problema di fondo di queste famiglie non è tanto nella loro personalizzazione, quanto neanche nel loro bilanciamento. Il problema di fondo è un altro, che avremo modo di trovare e comprendere nel corso dell'analisi del combattimento.

Per governare le strade di Chicago e incrementare il nostro impero del crimine, si dovrà da subito (cosa spiegata nel corposo tutorial) provare a guerreggiare con le bande criminali che le infestano. Ogni locale che si affaccia sulla strada può essere conquistato a suon di polvere da sparo e/o minacce. Quando la nostra famiglia mette mano a una di queste attività, si aprono molteplici possibilità di scelta, ma la più importante è se tenerla o se smantellarla e convertirla in qualcosa di diverso, magari più affine alla nostra logica di guadagno. Le attività tra cui scegliere non sono tantissime, ma ciascuna riesce a portare al proprio gruppo dei benefici altrimenti impossibili da ottenere. Puntare in una fase iniziale soltanto sul guadagno, senza tenere di conto le attività che fruttano altro, può essere un errore clamoroso.

La fase iniziale di tutorial è molto varia e permette di assaporare la maggior parte delle meccaniche fondamentali, come per esempio il combattimento strategico, il movimento della squadra sul campo e l'upgrade delle attività. Investire soldi sul miglioramento delle attività permette di proiettarci al futuro e incrementare -più avanti- i propri profitti. I profitti possono poi essere investiti successivamente o per il mercato nero delle armi, oppure per assoldare nuovi membri nella gang criminale.

Un passo indietro nel combattimento strategico a turni

Duole dirlo, ma Empire of Sin ha un punto critico notevole. I combattimenti, che sono tra le altre cose una delle funzioni principali del titolo, sono a dir poco basilari e a tratti anche noiosi.

La propria gang, aggirandosi per le strade di Chicago, si troverà spesso e volentieri invischiata in combattimenti contro i rivali. I combattimenti, lo si capisce quasi immediatamente, riprendono a mani basse quelli molto apprezzati di XCOM e Mutant Year Zero. Ogni personaggio in battaglia è disposto in alto, in una specie di timeline che definisce l'ordine di turnazione. La griglia permette di capire chi deve fare il proprio turno ma, ancora di più, chi dovrà svolgere quello successivo; la strategia si annida proprio in questo dettaglio, visto che spesso e volentieri ci si dovrà impegnare per anticipare le mosse dell'avversario più lesto.

Le animazioni dei personaggi non sono fluide e spesso e volentieri, nel correre da una zona all'altra, danno vita a movimenti scattosi e imbarazzanti. A rendere però ancora peggiore la situazione è l'intelligenza artificiale che, invece che sfruttare i nostri punti deboli, inizia a correre all'impazzata da un punto A a un punto B, senza spesso sparare neanche un colpo. I movimenti dei personaggi non sono affatto intelligenti, perché non di rado ci è capitato di notare come vadano ad abbandonare zone a copertura completa per raggiungerne altri meno strategici. Alcuni criminali nemici armati di pistola hanno, per esempio, abbandonato la loro copertura per raggiungere i nostri uomini e prenderli a pugni, con l'ovvia conseguenza che sono stati impallinati di brutto.

Le armi, acquistabili oltretutto al mercato nero, non offrono davvero una corposa diversificazione. Le pistole sono molto precise e fanno un danno generalmente più importante rispetto ai fucili a pompa, o comunque ai classici fucili a colpo singolo. Un bilanciamento delle armi è quello che servirebbe davvero, per rendere gli scontri più vari e interessanti.

Nell'elencare questi punti sfavorevoli, però, ci rendiamo conto che non abbiamo trattato forse quello peggiore. I propri "leader" di famiglia sono generalmente più forti di coloro che si possono reclutare in gioco, ed è normale -e giusto- che sia così. eppure quando diciamo "forti" non intendiamo dire che li vogliamo semi-invincibili, come invece capita in Empire of Sin. I leader della famiglia sono quasi impossibili da buttare giù, tanto che basterebbero loro da soli per portare avanti, anche con scarsa strategia, la conquista di una attività nemica.

Un diplomazia... oscura

Un altro aspetto importante di Empire of Sin è la possibilità di trattare apertamente con le fazioni rivali. Lo scontro a volte può essere evitato con le parole, con accordi più o meno taciti che è possibile instaurare con i propri vicini. Si tratta di una feature interessante e molto intelligente vista l'ambientazione del gioco, ma che tradotto in termini pratici è stata resa molto male.

Il problema di fondo della diplomazia è che quest'ultima sembra essere stata implementata rapidamente, quasi come se fosse un elemento secondario di poco interesse globale. Il risultato abbastanza ovvio è che l'interazione con l'IA è spesso parecchio superficiale, con scelte che spesso fanno più danni delle grandine e sono quindi di poco aiuto. Le conseguenze di una tregua venuta meno sono pesantissime, ma quando è l'IA (e lo fa spesso!) a farlo, tutto va bene e non vi sono ripercussioni. Altre opzioni intriganti, come la possibilità di marcare l'attività da sabotare, sono possibili soltanto dalle fazioni mosse dal computer, e non disponibili a noi.

La diplomazia allo stato attuale manca di mordente e ha seriamente bisogno di un miglioramento che vada a aumentare da un lato le cose da poter fare, dall'altra rimodulare un poco le ripercussioni che ciascuna scelta ha sui propri vicini. Dato il gran numero di vicini che potremmo avere e la vastità della mappa di gioco (che comunque non è indifferente), la diplomazia deve rivestire un ruolo più importante. Anche perché, diciamocelo, cosa sono i combattimenti senza un po' di diplomazia a farne da contorno? Il nulla ovviamente.

Empire of Sin

Empire of Sin è un gioco che con tutte le sue premesse e le sue promesse ha fatto davvero ben parlare di sé. Potevamo avere davanti un gioco potenzialmente devastante, con così tante meccaniche da risultare uno dei più completi e divertimenti sul mercato, eppure in qualche modo ha disatteso le forti aspettative. Il gioco di per sé è parecchio divertente, ma al contempo si può anche notare come questo sia in qualche modo un prodotto non finito. Ci sono moltissime meccaniche inserite male, o comunque superficialmente, che necessitano invece di essere ritoccate e portate avanti con maggior cura. Il combattimento, che dovrebbe essere l'aspetto primario di questo Empire of Sin, è quasi l'ombra di sé stesso. Ci sono moltissime cose, durante uno scontro, che non vanno affatto bene: l'intelligenza artificiale, il bilanciamento delle armi, e così via. La stessa diplomazia, che dovrebbe anticipare o precedere la diplomazia, è parecchio superficiale e dispone di un tool di scelte molto limitato. Per tutti questi motivi non ci sentiamo, ora come ora, di consigliare il gioco, a meno che non si abbia davvero una grande passione per questo tipo di strategici e si riesca a chiudere un occhio sulle molte inesattezze e su qualche bug di troppo.

Pro:
  • Tutorial ampio e molto preciso
  • Potenzialmente uno dei migliori strategici
  • Aspetto gestionale abbastanza particolareggiato
Contro:
  • Troppi aspetti trascurati
  • IA spesso incomprensibile nelle sue scelte
  • Combattimenti sottotono
  • Animazioni legnose e non al passo con i tempi
Versione analizzata: Computer