Warface Breakout - La commistione di grandi fps non sempre riesce a risultare grandiosa

Recensione pubblicata da Alessandro Caluri il 22 giugno 2020 13:15

Warface è un marchio molto interessante, perché per anni è riuscito a ritagliarsi con successo un piccolo spazio in un mercato già saturo; un mercato che ha al suo interno, nello stesso genere, prodotti di assoluto livello, realizzati con budget incredibilmente elevati. Eppure, proprio per il fatto di essere uscito nel 2013 e di aver immesso nel genere elementi di spessore, Warface è sempre riuscito a colpire in positivo. Warface: Breakout non riesce a prendere le mosse dal suo predecessore, poiché ne eredita grandi tratti, ma quando quest'ultimi non sono più -ormai- una novità. Breakout ha una grafica piacevole, ha una fisica accettabile, ma non ha quegli elementi "nuovi" che possono fargli fare il salto di qualità richiesto. Neanche l'influenza di due grandissimi titoli del settore sono riusciti a fargli ottenere quell'identità che manca, e la cui assenza si fa sentire in maniera terribile.

Una vecchia modalità che cerca di fare la storia

Una delle grandi mancanze di questo Warface: Breakout è senza dubbio la quantità di contenuti. Al di là delle personalizzazioni del personaggio e delle armi, si ha davanti a sé un gioco che offre soltanto un tipo di modalità, quella che tra l'altro ha fatto la storia di Warface: piazzare la bomba. In questa modalità ci sono un totale (come sempre) di due squadre, composte da pochi operatori, che hanno ciascuna un obiettivo. La squadra d'attacco ha con sé una bomba che deve essere piazzata per far sì che si avvii un timer, al termine del quale vi è una esplosione che garantisce la sconfitta dei difensori. Un altro modo che hanno gli attaccanti per vincere, oltre a quello di far esplodere la bomba, è di neutralizzare completamente la squadra in difesa. La squadra in difesa, per vincere, ha anch'essa due possibilità. Se la bomba non è stata piazzata dai terroristi, può bastare uccidere tutti gli attaccanti, in maniera tale da sventare la minaccia; in alternativa, qualora la bomba fosse piazzata, si dovrà necessariamente entro pochi secondi cercare di disinnescarla. Disinnescare con successo la bomba darà automaticamente la vittoria ai difensori. In entrambi i casi la partita è suddivisa in round, che una squadra si può aggiudicare o perdere. La caratteristica, presente comunque ormai ovunque, è il fatto che una volta morti non si potrà tornare in vita, ma si dovrà attendere la fine del round, assistendo alla visuale dei propri alleati.
Come si può notare è una modalità che, per quanto possa essere divertente, non ha alcun accenno di novità. Non ci sarebbe teoricamente niente di male in questo, se solo non fosse che è anche l'unica modalità di gioco, che quindi alla fine risulterà ripetitiva e snervante.

Due classici fps mostrano una grande influenza

Non serve aspettare molto per notare quali sono le grandi influenze in Warface. Da una parte abbiamo Rainbow Six: Siege, dall'altra (in maniera addirittura più corposa) Counter Strike. Se l'influenza di Siege si riconduce specialmente per quanto riguarda il menù di gioco, quella di CS:GO è dilagante. Il sistema lento di gioco, orientato molto alla simulazione, con danni elevatissimi che fan sì che con pochi colpi si vada giù, è già un grande segnale che va in questa direzione. Tuttavvia, non è neanche l'unico accenno, anzi forse è quello meno evidente.
Quando si avvia una partita a ogni round si avrà la necessità di scegliere le proprie armi, da un arsenale abbastanza ristretto, suddiviso in pistole, assalto, mitragliette, sniper e così via. L'equipaggiamento si mostra sotto-forma di ruota, proprio come in Counter Strike; e sempre come in tale titolo di Valve, si inizia ogni round con una quantità di crediti iniziale. Il primo round in assoluto lo si combatte così soltanto con le pistole, in quanto i soldi di partenza sono insufficienti a coprire le spese per una mitraglietta, o ancor peggio un poderoso fucile d'assalto. Uccidere gli operatori nemici, disinnescare la bomba e vincere il round faranno sì che si possa guadagnare più crediti, mentre non morire significa poter mantenere l'equipaggiamento e l'arma anche nei round successivi. Quando un operatore nemico ci uccide, al round successivo si ripartirà con una pistola, che potrà però essere facilmente rimpiazzata con i crediti che si sono ottenuti durante la partita.

Loot-box e cosmetici

L'influenza di Counter Strike la si può notare anche nella presenza di vere e proprio loot-box che vengono assegnate al termine del match, o quando si vince, oppure dopo un po' anche quando si fa un bel filotto di risultati negativi. Ogni loot-box ha una percentuale scritta e messa in evidenza, che fa notare la possibilità di beccare un oggetto comune, non comune, raro e così via. A differenza di CS:GO i forzieri si possono aprire senza aver bisogno di chiavi a pagamento, cosa che indubbiamente è molto più equa e interessante.
Al netto di quanto possa essere interessante un impianto free, c'è però da segnalare come effettivamente i cosmetici siano (per ora!) davvero risicati in fatto di numeri. Non c'è una grande scelta visiva, specie per quanto riguarda le armi; la situazione migliora leggermente quando si parla del loadout delle due fazioni, ossia i Wardens e i Reapers.

Il peso specifico del CryEngine

L'elemento più interessante è senza ombra di dubbio la grafica; visivamente Warface è splendido, soprattutto per quanto riguarda le mappe di gioco. I dettagli sono splendidi, tanto che è possibile sfruttare a pieno le potenzialità del motore grafico per riuscire a nascondersi e mimetizzarsi con l'ambiente. Le mappe di gioco in questo aiutano davvero tanto, essendo ricche di nascondigli e di elementi che ostruiscono lo sguardo. A cosa concorre tutto questo? Semplice, a una battaglia estremamente tattica, dove se corri all'impazzata muori senza ritegno e senza possibilità d'appello. Ci si deve piazzare, si deve procedere piano piano, rimanendo guardinghi da ogni lato, perché il nemico potrebbe essere ovunque. È infatti un peccato che le mappe di gioco siano, al momento, soltanto cinque. Per quanto siano un fiore all'occhiello, un po' di varietà aggiuntiva non avrebbe guastato, specie alla luce del fatto che Warface: Breakout conta soltanto una modalità di gioco.

Warface Breakout

Warface: Breakout è, in sintesi, il perfetto esempio di un potenziale inespresso. La potenza del CryEngine permette al titolo di toccare vette inimmaginabili per quanto riguarda la grafica, così come anche la fisica. Purtroppo il problema del titolo è la carenza di contenuti, come anche di qualche problema tecnico che si porta appresso. Il framerate è estremamente ballerino, anche quando le sequenze di gioco non sono pompate al massimo, danneggiando l'esperienza videoludica del giocatore. Al di là di questo, però, il problema maggiore riguarda come detto i contenuti. Si ha solo una modalità di gioco, piantare la bomba, che alla lunga risulta abbastanza sfiancante. Neanche l'avvento della season 1 (che abbiamo aspettato per fare la recensione) ha migliorato niente da questo punto di vista. In definitiva si tratta di un fps che, con queste premesse, non mi sento di consigliare, specie visto che le alternative nel genere sono molte e decisamente più avanti. È divertente, è fatto bene, ma alla lunga la carenza di contenuti è fin troppo evidente.

Pro:
  • Mappe di gioco strutturate alla perfezione
  • Ottimo feedback delle armi
  • Il CryEngine si fa sentire
Contro:
  • Poverissimo di contenuti
  • Modalità Ridondante
  • Framerate ballerino
Versione analizzata: PlayStation 4 Pro
5.5

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