Xbox in crisi: Mahler chiede una rivoluzione o la fine del progetto
Thomas Mahler, CEO di Moon Studios, non usa mezzi termini nel descrivere lo stato attuale di Xbox. La situazione è diventata così critica che il fondatore dello studio dietro la saga di Ori paragona il compito della nuova leadership a assumere il comando di una nave che sta affondando. Un'immagine tanto cruda quanto efficace per sintetizzare la portata della crisi che Xbox affronta all'interno di Microsoft.
Le critiche di Mahler vanno oltre la retorica. Analizzando i numeri, il CEO sottolinea un'incongruenza fondamentale: 80 miliardi di dollari investiti in acquisizioni di studi non hanno generato i risultati trasformativi che Microsoft sperava. Il Game Pass, pensato come il cavallo di Troia della divisione gaming, non ha raggiunto nemmeno lontanamente gli obiettivi prefissati. Secondo Mahler, avrebbe dovuto superare i 100 milioni di abbonati nei primi anni, ma questa aspettativa rimane lontana dalla realtà.
Ancora più pungente è l'analisi finanziaria pura. Da una prospettiva fredda, orientata agli azionisti, Mahler pone una domanda scomoda: perché Microsoft continua a mantenere Xbox nei suoi registri quando divisioni come Azure generano multipli superiori? Una questione che incrocia il senso strategico con la razionalità economica.
Ma Mahler non si ferma alla diagnosi.
"I giocatori sono estremamente frustrati perché gridano ai quattro venti quello che vogliono, e sentono che nessuno li ascolta"
— questa l'osservazione centrale del CEO. Per lui, la salvezza di Xbox passa da un ascolto autentico della comunità e dalla capacità di consegnare effettivamente ciò che il pubblico desidera.
Il contesto è quello di una divisione gaming in difficoltà strutturali. Non si tratta solo di titoli mancati o scelte strategiche sbagliate, ma di una disconnessione profonda tra le intenzioni dichiarate e l'esecuzione concreta. Microsoft ha parlato di un ecosistema aperto, senza barriere artificiali, eppure le azioni raramente hanno rispecchiato questa visione.
Mahler, che ha scelto di mantenere Moon Studios indipendente piuttosto che farsi acquisire, conosce bene il prezzo delle decisioni errate nel gaming. La sua critica, per quanto severa, riflette la frustrazione di chi lavora nel settore e vede risorse enormi investite in strategie che non decollano.
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