Recensione di Inside - Uno sguardo nella ambiguità
Playdead non è nuova a rilasciare giochi molto particolari, immersi in una situazione molto oscura e non ben definita, in cui ci si ritrova davanti agli ostacoli senza fondamentalmente sapere il perché, ed il come. Una atmosfera dark, a tratti quasi macabra, con elementi naturali - come gli animali - che vengono volutamente snaturalizzati e caricati nella loro componente più oscura. Il primo gioco sul genere rilasciato da Playdead è Limbo, rilasciato nel 2010 e ben presto meta di moltissime recensioni positive da parte della critica. Il livello del game design, l'atmosfera particolare e ricca di mistero, aveva catturato e non poco sia coloro che lavorato nel settore della critica, sia gli stessi videogiocatori. Con il passare degli anni diventa sempre più complesso riuscire a soddisfare i palati fini dei giocatori, ma Limbo v'era riuscito perfettamente, quasi designando un genere a sé stante. La buona riuscita di Limbo però non è mai stata casuale, e Playdead lo ha confermato rilasciando a distanza di sei anni un nuovo gioco: Inside. Tutti gli elementi caratteristici di Limbo sono stati rivisionati e inseriti in questo nuovo progetto, rendendoli ancora più marcati e, per questo motivo, profondi.
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