Borderlands 4
Dopo sei anni di attesa e mille speculazioni, Borderlands 4 è finalmente arrivato sugli scaffali digitali e fisici. Gearbox aveva promesso un ritorno in grande stile per una delle saghe looter-shooter più iconiche degli ultimi quindici anni, e le aspettative di fan e critica non potevano essere più alte. Il percorso di sviluppo non è stato privo di intoppi, ma la pubblicazione su PC e console segna comunque un momento importante per la serie.
Guardando indietro, Borderlands ha fatto scuola con il suo mix unico di sparatutto in prima persona e loot generativo; Borderlands 2 ha consolidato la formula, portando personaggi memorabili e una scrittura brillante che ancora oggi viene citata come il punto più alto del franchise. The Pre-Sequel ha sperimentato con ambienti spaziali e nuove meccaniche, mentre Borderlands 3 ha cercato di ampliare gli orizzonti con mondi multipli e un arsenale ancora più smisurato, senza però convincere tutti a causa di una narrazione altalenante e di problemi tecnici.
È in questo scenario che si inserisce Borderlands 4: un capitolo chiamato a dimostrare di aver imparato dagli errori del passato, di saper coniugare l’irriverenza che ha reso celebre la serie con la solidità tecnica che oggi i giocatori pretendono. Ma sarà davvero il ritorno in grande stile che i fan aspettavano?
Cel-shading all’ennessima irriverenza
Se c’è una cosa che Borderlands 4 non tradisce è la sua identità visiva. Lo stile cel-shading, marchio di fabbrica della serie, ritorna più rifinito che mai, con linee più nette, colori saturi e un livello di dettaglio che rende ogni ambiente immediatamente riconoscibile.
Pandora e i nuovi pianeti non hanno mai avuto così tanta personalità: dalle città decadenti illuminate al neon, fino alle lande desertiche piene di detriti e strutture improvvisate, ogni scorcio trasuda quell’estetica “fumettosa” che ha reso la saga unica nel panorama degli shooter.
Sul piano tecnico, il salto generazionale è evidente. Le texture sono più definite, gli effetti di luce e particellari danno spettacolarità alle esplosioni e i modelli dei personaggi hanno guadagnato una cura maggiore nelle animazioni. Le cutscene, pur mantenendo l’impronta sopra le righe tipica della serie, ora riescono anche a colpire per qualità cinematografica.
Non è però tutto oro ciò che luccica: su PC le prestazioni al lancio hanno fatto discutere, con cali di frame rate e stuttering che minano la fluidità delle sessioni più concitate. Un peccato, perché quando il motore gira al meglio il colpo d’occhio è davvero notevole, capace di coniugare comicità e spettacolarità senza perdere coerenza.
In definitiva, Borderlands 4 conferma che lo stile, più che la pura potenza grafica, rimane il vero punto di forza della serie: un mondo immediatamente riconoscibile, esagerato, ironico, che non ha bisogno di rincorrere il fotorealismo per imprimersi nella memoria dei giocatori.
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Gunplay & Loot – Cuore di mitraglia
Borderlands è sempre stata una festa di canne lunghe e tette di proiettili: Borderlands 4 prova a trasformare quella festa in un rave ben organizzato. Sul piatto ci sono ancora tonnellate di armi, ma anche scelte di design che cambiano il flusso dello scontro e il modo in cui costruisci il tuo Vault Hunter.
Il gunplay resta centrale e, nella maggior parte delle situazioni, soddisfa. Il feedback dell’arma è corposo; gli spari hanno peso, le esplosioni mordono, rispondendo come ti aspetteresti da uno shooter moderno. Gearbox ha lavorato sulle animazioni e sui rinculi: ora la differenza tra un fucile a pompa Jakobs e un lanciamissili Torgue si avverte davvero al polso. Questo aiuta la percezione del progresso: trovare un’arma “wow” regala ancora quel brivido che è il cuore della serie.
La novità principale è la voglia di fare del loot non solo quantità, ma scelta. Il sistema di Licensed Parts e le Enhancements permettono combinazioni improbabili e build creative: un’arma può diventare centro di una strategia invece che mero punteggio DPS. Questo aumenta la profondità, ma al costo di una curva di apprendimento più ripida. Aspettati qualche sperimentazione e qualche build sbilanciata prima che emergano le combinazioni realmente utili.
Le nuove meccaniche di movimento (double jump, slide, grappling) fanno sì che il combattimento non sia più solo “stai fermo e spara”: ora il posizionamento, la verticalità e la mobilità diventano fattori di skill. Questo è positivo perché premia il giocatore che si muove e pensa in tre dimensioni, ma rende anche più difficile il bilanciamento.
Il volto multiplayer di Borderlands 4
Se c’è un ambito in cui Borderlands 4 si gioca gran parte della sua reputazione, è il multiplayer. La saga ha sempre trovato la sua dimensione migliore in compagnia, e Gearbox lo sa bene: per questo il nuovo capitolo mette la co-op al centro, rifinendo ciò che in passato generava frustrazione e ampliando le possibilità di gioco condiviso.
La formula base rimane invariata: fino a quattro giocatori online, oppure due in split-screen locale. Il matchmaking è rapido, e le lobby sono più trasparenti nella gestione di missioni e progressi: niente più dubbi su chi ha già completato cosa, tutto è segnalato chiaramente.
Ognuno vede i propri drop, con rarità e statistiche generate individualmente. Addio alle corse forsennate per arraffare la leggendaria di turno, benvenuto a un sistema che ti fa concentrare sul gioco, non sull’amico che ti ruba la pistola sotto al naso. A questo si aggiunge lo scaling dinamico: i nemici si adattano al livello del singolo giocatore, rendendo possibile mixare veterani e neofiti senza spezzare il ritmo.
Le nuove abilità dei Vault Hunter sono pensate per esaltarsi a vicenda. Alcune skill generano buff di squadra, altre aprono combo devastanti se coordinate (ad esempio, un’abilità che immobilizza i nemici si sposa alla perfezione con i colpi ad area di un compagno). Non siamo ancora al livello di un MMO, ma c’è un chiaro incentivo alla cooperazione tattica piuttosto che al semplice “sparare tutti insieme”.
Capita spesso nelle fasi più concitate capita di vedere lag input o disallineamenti delle animazioni. Inoltre, alcune missioni principali diventano caotiche se affrontate in quattro: tra effetti visivi e nemici su più livelli, la leggibilità dell’azione ne risente parecchio. Infine, l’endgame multiplayer è ancora un cantiere: le attività ripetibili ci sono, ma non tutte hanno la varietà necessaria per trattenere i gruppi più assidui nel lungo periodo.
Voci del Caos: narrazione e personaggi
Se c’è un elemento che ha sempre distinto Borderlands dalla massa, è la capacità di unire una trama folle a una galleria di personaggi memorabili. Con Borderlands 4, Gearbox alza ulteriormente l’asticella: la storia non è solo un pretesto per sparare a ondate di nemici, ma diventa una vera e propria epopea che miscela ironia, dramma e un mondo sull’orlo dell’apocalisse.
Il nuovo cast di Cacciatori della Cripta mantiene quella combinazione di archetipi eccentrici e abilità uniche che i fan si aspettano, ma riesce anche a sorprendere con scrittura più matura e momenti emotivi inaspettati. Ogni personaggio porta con sé non solo uno stile di gioco distintivo, ma anche un background narrativo più curato, che si intreccia in maniera organica con la trama principale.
Il tono generale rimane quello sfrontato e sopra le righe che ha reso celebre la saga, ma qui si percepisce un bilanciamento più attento tra la comicità assurda e momenti che aggiungono peso alla vicenda.
⚖️ Pro e Contro Dettagliati
✅ Aspetti Positivi
- Grafica cel-shading che continua a essere un fiore all'occhiello
- Il gunplay rinnovato è un qualcosa di molto più tattico e avvincente
- Narrazione più matura e carica di personaggi ben scritturati
- Longevità incredibile
❌ Aspetti Negativi
- Missioni secondarie spesso ripetute e poco ispirate
- Difficoltà sbilanciata in single player
- Tecnicamente molto conservativo e affacciato al passato