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Pete Hines torna a parlare di Prey: «Il nome ha danneggiato il gioco»

Quando Prey è arrivato sul mercato nel 2017, i giocatori si sono trovati davanti un titolo sorprendente per qualità, ma allo stesso tempo dal nome controverso. Presentato come un presunto reboot della serie sci-fi, dopo la cancellazione di Prey 2 nel 2014, il lavoro di Arkane Studios si rivelò invece un autentico immersive sim sulla scia di System Shock.

A distanza di anni, Pete Hines, storico dirigente di Bethesda ritiratosi nel 2023, è tornato a riflettere su quella scelta di naming, ammettendo apertamente i suoi rimpianti.

Il rimpianto di Pete Hines

In una recente intervista con DBLTAP, Hines ha raccontato il retroscena:
"Non farmi nemmeno cominciare," ha dichiarato, ricordando di essersi opposto fermamente all’idea che il gioco portasse il nome Prey. "Ero in prima linea in questa battaglia, sostenuto dal mio team di brand, PR e community, perché avevamo la sensazione che stessimo rendendo la vita più difficile al progetto. Passavamo più tempo a spiegare perché il gioco si chiamasse Prey che a parlare del gioco stesso."

Hines ha confessato di essersi pentito di aver perso quella battaglia, definendo la decisione un vero spreco di energie ed entusiasmo. Secondo l’ex dirigente, con un titolo diverso Arkane avrebbe potuto convogliare tutto quel fermento in una direzione positiva, evitando la confusione che il nome portò con sé.

Dalla delusione commerciale al culto

Nonostante l’eccezionale qualità e l’accoglienza positiva da parte della critica, Prey non riuscì a imporsi sul piano commerciale, tanto da non garantire un seguito. Con il passare degli anni, però, il titolo di Arkane Studios è stato riscoperto da una fetta sempre più ampia di giocatori, conquistando lo status di gioco di culto tra gli appassionati di immersive sim.

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